Latte e intolleranza

Il latte materno è la nostra prima fonte di sostentamento, come tutti i mammiferi nei primi mesi di vita la nostra dieta dipende esclusivamente da questo nutrimento.

Il latte vaccino è una fonte di proteine, zuccheri e sali minerali:

■L'acqua costituisce l’87,5% del latte vaccino
■Le proteine (tra cui la caseina) rappresentano il 3,5%
■I lipidi sono circa il 3,5%
■Gli zuccheri (ed il lattosio) ne costituiscono circa il 5%
■I sali minerali costituiscono il rimanente 1% circa e sono prevalentemente calcio

Viene quindi visto come un alimento sano e naturale (più avanti ti spiegherò perché non è del tutto così).

Probabilmente se stai leggendo questo articolo è perché per te non è possibile bere tranquillamente il latte probabilmente perché sei intollerante al lattosio. 

Per essere certi dell'intolleranza è sempre meglio fare il test specifico, chiamato breath test. 

Esistono diversi tipi di intolleranza al lattosio:

--> L'intolleranza primaria. È la più comune ed è causata dalla normale riduzione della produzione di lattasi. In moltissime persone inizia in modo graduale dall’età di circa due anni, quando viene cioè sospeso l’allattamento al seno (anche se i sintomi possono non essere evidenti fino a quando la diminuzione non è particolarmente sensibile, ciò avviene generalmente in età adulta).

--> L'intolleranza secondaria. Si manifesta in seguito alla presenza di disturbi intestinali di altro tipo, ad esempio una gastroenterite, un'infezione allo stomaco, la celiachia o, anche, un lungo ciclo di antibiotici, che possono causare una momentanea carenza di lattasi. 

--> L'intolleranza congenita. È particolarmente rara, può manifestarsi a causa di una mancata produzione dell’enzima lattasi per cause genetiche (si manifesta già quando il bambino assume il latte la prima volta).

Non bisogna confondere l'intolleranza al latte con l'allergia al latte. L'allergia è una condizione più seria (e anche più rara) ed è legata alle proteine del latte. 

Come abbiamo già accennato l'intolleranza al lattosio si presenta quando Il nostro organismo ha un deficit nella produzione di lattasi. 

L'enzima lattasi scinde il lattosio in due parti rendendolo digeribile. 

Più precisamente la lattasi divide il lattosio in glucosio e galattosio che, una volta separati, possono essere assorbiti dall'intestino.

Se il lattosio arriva integro nell'intestino crasso viene utilizzato come zucchero e digerito dai batteri.

Ti è capitato di bere un bicchiere di latte e dover correre al bagno?

Questo accade perché la mancata capacita di digerire questo zucchero innesca un processo di fermentazione batterica che provoca i fastidiosi sintomi dell’intolleranza (tra cui gonfiore, mal di stomaco, produzione di gas intestinali). 

Il latte vaccino è considerato da molti un alimento alla base della nutrizione umana, indispensabile per una corretta e sana alimentazione, perché (si dice) viene consumato dall'uomo "dalla notte dei tempi". 

Di conseguenza l'essere intolleranti al lattosio è considerato un disturbo, qualcosa che va corretto, magari attraverso l'assunzioni di integratori di lattasi, introducendo l’enzima mancante (poco prima di ingerire cibi con il lattosio) per neutralizzare o ridurre i sintomi dell'intolleranza.

Ancora oggi c'è chi sostiene che il latte animale vada bevuto perché l'uomo lo beve da sempre; mi sembra un'affermazione un po' superficiale.

L'uomo (inteso come Homo Sapiens) popola la Terra da circa 200 000 anni, l'inizio della capacità di digerire il latte anche da adulti risale a circa 7000 anni fa.

Quindi l'introduzione del latte di altre specie nell'alimentazione umana è piuttosto recente. 

Si potrebbe dire che se l'Homo Sapiens fosse una persona di 90 anni avrebbe iniziato a bere il latte a 87 anni, più che dall'alba dei tampi direi dal tramonto quasi.

Secondo quanto emerso da una ricerca del University College of Dublin (pubblicata su “Nature Communication") la capacità di digerire il lattosio si sarebbe sviluppata con una mutazione genetica, dovuta a nuove abitudini alimentari. 

Nel nord Europa i latticini divennero una fonte di nutrienti imprescindibile e l'abitudine al consumo di latte e derivati del latte ha lentamente sviluppato una buona capacità di tollerare il lattosio.

Nelle popolazioni dove i latticini erano meno diffusi (come nell'Europa meridionale, in Asia e in Africa) il tasso di intolleranza è invece rimasto molto più alto.

Il 70% della popolazione mondiale in età adulta è considerata intollerante al lattosio. In Italia la percentuale è di circa il 40%, in Giappone sale fino al 98%. 

La ridotta capacità di digerire il lattosio - dovuta all’assenza o alla carenza di lattasi - è quindi molto frequente. Di fatto rappresenta la normalità tranne che in Nord Europa e in Nord America, dove è più diffuso il fenotipo mutante della persistenza della lattasi in età adulta. 

Diciamo che essere intolleranti al lattosio è normale.

È normale che il nostro organismo smetta di produrre la lattasi una volta finito l'allattamento, perché non serve più produrlo. 

l’uomo probabilmente ha sviluppato questa capacità perché costretto a bere latte animale per sopravvivere alle crisi agricole e alle carenze di cibo.

Oggi la carenza di cibo (per noi occidentali almeno) non è più un problema e non c'è la necessità di nutrirsi con il latte animale, tanto meno sapendo cosa finisce nel latte durante la produzione industriale. (come vedremo fra poco)

In Italia, ad oggi, sono quasi 2 milioni le mucche che vengono sfruttate dall'industria alimentare, forzate ad una continua e sovrabbondante produzione di latte; ma di questo aspetto ne parliamo in un altro articolo. 

Tornando al nostro tema, ammenoché non parliamo del latte crudo munto in stalla dal contadino da mucche che vivono pascolando nei prati, il latte non è affatto un alimento sano.

Gli animali d'allevamento sono animali poco sani, o meglio, sono tenuti "in salute" attraverso una grande quantita di farmaci e antibiotici che viene mescolata ai mangimi.

Il latte industriale, oltre a farmaci e antibiotici, può contiene anche erbicidi e pesticidi (che vengono usati per la coltivazione dei mangimi per gli animali).

Soprattutto può contenere sangue, pus, feci, batteri e virus. 

Esiste una direttiva europea (la 92/46/CEE recepita dal DPR 14.01.1997 N. 54) che stabilisce quanto pus può essere ammesso nel latte senza (sicuri?) avere danni alla salute.

Secondo la direttiva, in un millilitro di latte possono esserci fino a 400.000 "cellule somatiche" (pus) e fino a 100.000 germi.

In un litro quindi ci possono essere 400 milioni di cellule di pus e 100 milioni di germi.

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